Con la fine del cinema primitivo (1902-1908) si apre una nuova fase, quella che vede la vera e propria nascita di un linguaggio cinematografico emancipato dalle altre forme artistiche. Ma già in questo periodo si ebbero i primi cenni di un linguaggio narrativo prettamente cinematografico grazie a Edwin Porter che diede vita al primo esempio di cinema narrativo con forti accenti drammatici con il film "The life of an American fireman" del 1902. Questo film è una pietra miliare della storia del cinema e a guardarlo ancora oggi si scorge un tipo di narrazione a noi familiare. Il film si basa su un tema drammatico di finzione ed illustra le azioni dei pompieri in modo documentaristico. Le riprese dei pompieri vengono sapientemente inframmezzate da i primi piani di una donna e del suo bambino, prigionieri delle fiamme che divampano nella loro casa. La narrazione è piana, didascalica, le riprese in campo medio, con pochi movimenti all'interno del quadro, usa un montaggio semplice, ma inserisce sapientemente i primi piani che aumentano la tensione drammatica. E' tendenzialmente un film realistico che tende a mitizzare la realtà quotidiana e soprattutto tende a creare nuovi miti e nuovi eroi americani. Porter grazie al suo intento finale consolatorio, afferma ed anticipa l'ideologia dell'happy end (lieto fine) tanto cara agli americani. Inoltre a ben vedere è un vero e proprio profeta del cinema classico americano, infatti già al primo film troviamo tutti quegli aspetti caratteristici che il cinema americano forgerà e porterà avanti almeno fino alla fine degli anni trenta e oltre, cioè: montaggio piano poco evidente, il dramma della vita quotidiana, l'eroe che irrompe e salva le vittime, il lieto fine, la miticizzazione della realtà, il montaggio parallelo. Infine di Porter ricordiamo "the great train robbery" del 1903, altro film che anticipa un genere, quello del west e degli assalti ai treni.
Dopo le grandi intuizioni di Porter, chi realmente porterà il cinema americano su di un livello narrativo superiore, sarà David Wark Griffith un regista ingaggiato dalla Biograph quando ancora impazzava la guerra dei brevetti. Griffith veniva da una gavetta che lo aveva portato a svolgere diversi mestieri, dal giornalista all'operaio al pompiere, e quando cominciò a dirigere film non si pose di sicuro particolari problemi estetici o tecnici, ma riuscì ugualmente a trasformare poco a poco un cinema chiaramente di consumo in uno formalmente elaborato e tecnicamente nuovo, inteso come mezzo autonomo d'espressione, come un vero e proprio nuovo linguaggio artistico. La sua carriera passò attraverso diverse case cinematografiche prima alla Biograph (1908-1913) e poi alla Mutual (1913-1919).
Il suo primo grande merito fu quello di saper utilizzare tutti i mezzi e le varie possibilità artistiche che altri prima di lui avevano solo intuito, portando a compimento quella narratività cinematografica fin lì solo accennata. Non possiamo affermare che il cinema come espressione artistica nasca esclusivamente con Griffith, ma egli seppe raccogliere gli spunti precedenti e portarli a giusto compimento. Agli inizi della sua carriera con la Biograph Griffith realizzò solo cortometraggi, al ritmo di due la settimana, per giungere poi ai lungometraggi, lasciata la biograph, che lo affermeranno a livello internazionale. E' indubbio che è in questo periodo che Griffith matura il suo stile e compia un apprendistato importante, dato che questi brevi film rappresentano un campionario esauriente di tutti i generi cinematografici e in più presentano una serie di nuove soluzioni espressive.
A livello tecnico troviamo: un nuovo taglio dell'inquadratura, quello che diverrà il "piano americano" (taglio della figura all'altezza del ginocchio), movimenti di macchina funzionali al racconto, inserto di primi piani con funzione drammatica o narrativa, l'impiego di un montaggio parallelo (per creare suspense), l'uso cosciente di effetti luministici. Tra i primi titoli troviamo "The lonely villa" (1909), il tema della donna assediata in casa dai banditi e del marito che arriva in soccorso dall'esterno; "Pipa passe" (1909) la storia dell'eroina; "A corner in a wheat" (1909) che affronta il tema della sottoalimentazione e della speculazione alimentare; "In old California" (1910) uno dei primi, se non il primo film western; "The last drop of water" (1911) un film di più ampio respiro, con numerose comparse e grandi mezzi, per rappresentare la guerra fra bianchi e pellirosse; "The Squaw's love" (1911), un western psicologico che narra l'amore di una Squaw, dove impiega per la prima volta tre cinecamere per riprendere un pericoloso tuffo dell'attrice Mabel Normand;
"The battle" (1911), pretesto per mostrare il suo tema preferito, la guerra civile americana; "The musketeers of Pig Alley" (1912) il ritratto di un gangster malvagio. Insomma gli oltre 450 film realizzati per la biograph fra il 1908 e il 1913 costituiscono uno straordinario repertorio di temi e di tecniche che saranno in seguito ripresi e sviluppati nelle opere della maturità, ed inoltre è già palese una sua caratteristica, il discorso morale affidato alla caratterizzazione psicologica dei personaggi. Bisogna inoltre dire che Griffith non fu di certo un genio, ma un uomo molto scaltro e intelligente, infatti studiò a fondo il cinema di altri autori, cercando quelle componenti stilistiche utile per ricavarne insegnamenti. L'ultimo film di Griffith alla Biograph fu "Judith of Betulia" (1913), in effetti il primo lungometraggio, che mostrava l'applicazione più rigorosa fin li sviluppata di quella poetica della solitudine e del coraggio individuale sottolineando il contrasto tra il singolo e la società. Il film troppo lungo per la distribuzione della Biograph fu mutilato, e Griffith indispettito abbandonò la casa per passare alla Mutual che raccoglieva molte case indipendenti.
Alla Mutual realizzò subito uno dei suoi capolavori "The bird of a Nation" (1914), un grande affresco storico sulla nascita degli Stati uniti tratto da due romanzi a sfondo razzista. il film suscitò subito grandi polemiche, fu accusato da più parti di razzismo, ma ottenne un successo notevolissimo, grazie alla struttura narrativa ad incastro con la quale riuscì a serrare fatti storici ed individuali sovrastati da un forte patetismo. Nel 1915, in parte per controbattere proprio alle accuse di razzismo, realizzò "Intolerance" un film di proporzioni inusitate (14 bobine, per un totale di tre ore di proiezione), che narrava partendo da una storia contemporanea di conflitti sociali la storia dell'intolleranza dell'umanità, dalla storia moderna a quella giudaica , a quella babilonese. La complessità della narrazione e i diversi stili utilizzati per presentare ogni parte non riuscirono ad amalgamarsi in un discorso compiuto e unitario e resero l'appello umanitario alquanto nebuloso. In particolare colpì molto il realismo delle immagini e l'attenzione ancora una volta dell'osservazione dei casi umani. Dopo la prima guerra mondiale Griffith cadde in una crisi non solo estetica, ma anche morale e politica dovuta al mutamento della realtà in seguito al conflitto bellico. Fu anche un buon scopritore di talenti lanciando attori come Mack Sennett, Mary Pickford, Dorothy Gish e altri. L'ultimo film degno di nota è " Broken Blossom" 1919, ancora una storia d'amore e solitudine. Da questo momento in poi non realizzò più grandi opere, anche a causa dei continui conflitti con i produttori dovuti ai limiti che gli venivano imposti. Morì nel 1948 dopo quasi vent'anni di inattività quando questo nuovo mezzo si era ormai ampiamente imposto come la nuova arte popolare.