Abbiamo già avuto modo di parlare del cinema Western come uno dei generi per eccellenza del cinema americano, soprattutto per quanto riguarda i temi affrontati, come quello della frontiera, la nascita di una nazione, il coraggio, la lealtà nei rapporti umani e sociali, tanto per quanto riguarda la forma del racconto , il dinamismo, il montaggio alla "Griffith", che rappresentano una sorta di concentrato delle virtù americane. Il Western inoltre è forse l'unico genere che sottende tutta la storia del cinema americano sin dalle origini. Dunque per parlare di cinema americano degli anni di Roosevelt, possiamo partire proprio dal Western e da uno dei registi più rappresentativi, nonché uno dei più interessanti, John Ford.
Il cinema di Ford si identifica in larga misura con l'americanismo della cinematografia hollywoodiana. "L' american way of life" proposta al paese negli anni trenta, ebbe in Hollywood e in Ford due eccellenti propagandisti, tanto da trasformare uno spettacolo in un mezzo di propaganda ideologica, (situazione in cui il cinema suo malgrado si troverà molte volte compromesso). Ford impiegò largamente nelle sue opere quella visione manichea prettamente western che vede da un lato i buoni, dall'altro i cattivi, che sarà per molti anni il centro attorno a cui girerà la morale dei film western e non solo. La grande epopea della conquista di spazi vitali, la nascita di un nuovo stato basato sulla legalità e sulla giustizia, la formazione di una comunità all'insegna della legge, dell'onore e della lealtà che poteva farsi risalire alla morale puritana, sottende tutta l'opera di Ford. La grandezza dell'opera di Ford sta nel saper poggiare il suo sguardo critico sui fatti e sui personaggi, nonostante la sua opera si basi su un cinema di maniera e sui luoghi comuni dello spettacolo hollywoodiano. Per far questo usa spesso l'ironia, un facile umorismo e una sottile malinconia che scavano in profondità. Le storie, che sembrano sempre la stessa, a ben guardare rivelano la rappresentazione di una società. La caratteristica principale del suo cinema, "l'individualismo fordiano", il culto per l'uomo singolo (interpretato molte volte da John Wayne), la cui azione può modificare le situazioni più negative, gli consente di inserire nello schema manicheo del western anche altri generi, creando una visione tutta personale. Questo è ben visibile in opere come: "Ombre rosse" 1939, "Sfida infernale" 1946, "Sentieri selvaggi" 1956, "Furore" 1940, ed altri. In queste opere Ford tenta un discorso sull'uomo e sulla società che non si limita alla contrapposizione di due mondi, ma vuole fornire materiale originale per un'analisi critica del reale. La grande produzione Fordiana si presenta con una sua sostanziale uniformità, tenuta assieme da un profondo "piacere del narrare" che si evidenzia in situazioni, ambienti e personaggi fortemente spettacolari e attraenti.
Ford iniziò la sua carriera tra il 1917 e il 20 proprio con i film western. La lezione di Griffith e di Ince fu alla base della sua preparazione professionale. Film come "Cavallo d'acciaio" 1924 gli diedero successo di pubblico e fama. Dal 1926 Ford abbandonerà per più di 10 anni il western per dirigere film di vario genere, cercando temi che gli permettessero di trattare gli argomenti preferiti della sua poetica puritana e conservatrice, identificandosi con gli ideali del New Deal di Roosevelt. Tra questi film ricordiamo "L'ultima gioia" 1928, "Il sottomarino" 1930, "La pattuglia sperduta" 1934, "Il traditore" 1935, "Uragano" 1937. Queste opere oltre a dimostrare l'abilità registica di Ford dimostrano anche la sua passione per le storie di forte drammaticità e il suo stile astorico capace di osservare i casi della vita fuori dal tempo quasi fossero eterni. Questa sua astoricità trovò pieno compimento nelle sue migliori opere western, come "Ombre rosse", "Come era verde la mia valle", "La via del tabacco" e molti altri. Una delle costanti del cinema di Ford è stata quella di identificare la sua visione morale in uno o in pochi personaggi, affidando a loro l'etica e la morale puritana del suo cinema, come i personaggi della diligenza di ombre rosse e tanti altri.
Il suo cinema ha seguito cinquant'anni di storia della società americana dandone una rappresentazione schematica ma non superficiale, attraverso una galleria di personaggi, di ambienti e di situazioni drammatiche che hanno fornito un'ottima interpretazione del costume e della coscienza sociale di quegli anni. Sebbene l'opera di Ford non può essere identificata solo nel periodo rooseveltiano, è anhe vero che esso ha sviluppato una poetica che condivide molti punti con il programma di rinascita elaborato da Roosevelt.