L'avvento del cinema sonoro, prima in America poi nel resto del mondo, coincise con la grande crisi economica del 1929, che non solo gettò gli Stati Uniti in una profonda depressione, ma a causa di una serie di reazioni a catena provocò grandi crisi anche in Europa. L'unico sollievo per le masse venne proprio dal cinema, che con l'invenzione di un nuovo espediente tecnico, cioè la "registrazione del sonoro e del parlato", servì come una sorta di antidoto alla gravità del momento. Il fatto che i personaggi adesso oltre a muoversi avessero anche ottenuto il dono della parola, fece sì che il pubblico frequentasse ancor di più le sale cinematografiche.
Ma le maggiori frequentazioni sono da attribuire forse ancor di più alla caratteristica del cinema, come spettacolo di fuga dalla realtà, per sognare un mondo diverso da quello atrocemente reale degli anni della crisi. Così il periodo rooseveltiano viene riconosciuto come uno dei più fruttuosi periodo della storia del grande schermo.
Dunque con l'avvento del sonoro la verosimiglianza dell'illusione filmica era completata, infatti il limite del cinema muto, cioè il silenzio era ormai un lontano ricordo. Nonostante molti teorici continuavano a professare che l'arte cinematografica si basava sul movimento privo di suono e di colore, i produttori colsero subito le possibilità spettacolari del rinnovato spettacolo cinematografico e vi si buttarono con imponenti investimenti, soprattutto negli Stati Uniti. Nasceva uno spettacolo simile al cinema muto ma ben più reale, spettacolare e coinvolgente, forte di dialoghi, rumori e musiche capaci di moltiplicare le emozioni e l'identificazione degli spettatori. Il primo film sonorizzato fu prodotto dalla Warner nel 1926, con l'intento di risollevare la casa hollywoodiana dalla grande crisi finanziaria che stava attraversando in quegli anni.
Il film era "Don Juan" diretto da Crosland, opera accolta con entusiasmo dal pubblico, tanto che la Warner proseguì sulla strada del sonoro affrontando subito il problema di un film musicato e parlato, sempre affidato a Crosland. Questa nuova opera anch'essa mediocre, di puro consumo fu "Il cantante di Jazz" 1927. Il film ebbe un successo internazionale e siglò il successo del nuovo mezzo, capace di registrare le musiche e i dialoghi, mettendo definitivamente in soffitta le fastidiose didascalie del cinema muto. In seguito tutte le case cinematografiche seguirono l'esempio della Warner tanto che agli inizi degli anni trenta il cinema muto era stato del tutto abbandonato in America, come in Europa, sebbene con maggiore lentezza. A questo punto nacque il dibattito sulla validità artistica del cinema sonoro che vide scontrarsi personaggi contrari quali il teorico tedesco Arnheim e Chaplin, e personaggi a favore quali Balazs e altri, come alcuni registi russi che già nel 1928 avevano firmato il manifesto dell'asincronismo. Chaplin, che aveva fondato il suo successo su una mimica senza sonoro, fu uno dei più accaniti oppositori del cinema muto e nel 1930 dichiarava che l'essenza del cinematografo è il silenzio.
Nell'arco degli anni trenta anche i più acerrimi nemici del sonoro tra i quali Chaplin accetteranno l'inevitabilità della nuova situazione, trasformando le attrezzature del cinema muto in quella per la ripresa del sonoro.