Gli anni della prima guerra mondiale segnarono definitivamente il consolidamento di Hollywood come capitale del cinema. Quando la lezione di Sennette e di Griffith si stava esaurendo, altri autori, come Chapline e Von Stroheim, diedero le migliori opere degli anni '20.
Da Hollywood giunsero quei prodotti "levigati" e di grande spettacolo, vari nei temi e nei stili, che invasero i mercati internazionali. Man mano si andava creando il mito di Hollywood, che in questo periodo significò il mondo irraggiungibile dei nuovi "Dei" del cinema. Attori e registi guadagnavano somme di denaro altissime, che spesso sperperavano in feste, costruzioni assurde e acquisti pazzeschi, conducendo una vita diversa da quella degli altri uomini. Infatti, oltre a vivere nel lusso e nello sfarzo, godevano di quella libertà di costumi e atteggiamenti che la tradizione, la moralità e la legge, vietavano alla gente comune.
Da qui nacquero gli scandali, le stranezze, i veri e propri crimini, che sono la base di quella che venne definita "Holliwood Babilonia" da Kenneth Anger.
Anche la stampa era coinvolta in questo mondo diverso e chiaramente faceva gli interessi degli artisti e dei produttori. Per la prima volta tutti i vari mezzi di comunicazione, erano impiegati in un piano prestabilito, tanto che non si fece più caso a certe informazioni. Il pubblico non sapeva più distinguere che cosa apparteneva alla vita privata e che cosa era frutto di operazioni artistiche. Stavano nascendo i primi grandi divi del cinema, stelle indiscusse della pellicola e protagonisti del gossip e della carta stampata.
I due migliori esempi di "divi" sono rappresentati in questo periodo da Mary Pickford e Douglas Fairbanks (marito e moglie), che diedero vita con Chaplin e Griffith alla United artist nel 1919. Essi rappresentarono un determinato modello di americanismo. Mary la fidanzata d'America, nei suoi film interpretava le parti della ragazza ingenua e semplice, a volte perseguitata, ma alla fine sempre felice e fortunata, con il suo principe azzurro. Fairbanks, fu il modello del nuovo americano uscito dal conflitto, le cui virtù principali erano la lealtà e il coraggio, sempre pronto a combattere contro il male.
La seconda coppia di "divi", fu quella composta da Theda Bara e Rodolfo Valentino. A differenza degli altri due si facevano portavoce di un divismo conturbante e languido, e furono tra i migliori rappresentanti degli anni folli di Hollywood.
Essi turbavano i sogni di molte persone, con le loro movenze provocanti, le loro avventure peccaminose, i loro scandali privati. La Bara fu la prima vera donna Vamp dello schermo, (esordì in una novella "the Vamp" appunto), e fu il simbolo di una femminilità che si contrapponeva esplicitamente a quella casalinga della Pickford. Fu per tutti gli anni venti il mito della donna conturbante e aggressiva. Valentino si inserì perfettamente nel nuovo clima postbellico e la sua morte prematura contribuì a far nascere il mito. Esso fu il simbolo dell'amante latino bello, senza tutte quelle smancerie, che erano caratteristiche dei belli cinematografici. Esordì nei "quattro cavalieri dell'apocalisse".
In questi anni Hollywood fu appunto un cinema di grande spettacolo interpretato da attori di successo. Ma fu soprattutto il concetto di genere ad aver successo. Il pubblico nella ripetizione dei canoni espressivi trovava ogni volta quei caratteri peculiari che si aspettava. così il ciclo produttivo poteva ripetersi all'infinito nella ripetizione degli stessi canoni.
Ma il successo Hollywoodiano venne oltre che dal divismo e dalla cura formale anche dall'eclettismo dei temi.