AmaZON

martedì 8 marzo 2011

Il cinema dei pittori e dei poeti (1920-1930)

L'avanguardia cinematografica nasceva, come molte altre correnti artistiche del periodo, da una forte tensione culturale, rivolta soprattutto al rifiuto delle arti classiche e all'esaltazione della modernità. Il cinema era il degno rappresentante di questi ideali, era l'ultima forma di espressione artistica e tecnologica, ed inoltre aveva una particolarità fondamentale, il dinamismo, fulcro delle teorie avanguardiste, legate soprattutto al concetto di macchina e di velocità. Dalle avanguardie nasceranno in questo periodo, per lo più opere astratte, giochi di luci e forme, intrecciate seguendo un ritmo visivo. Non è certo un cinema di narrazione, ma si tratta di pure opere sperimentali, nella maggior parte dei casi, solo grafiche, senza recitazione.
Dunque la storia del cinema d'avanguardia, è una sorta di rivincita dei pittori e dei poeti, sulla staticità delle rispettive arti. Essi si accostarono al cinema, per sfruttarne soprattutto le possibilità dinamico-figurative, con espliciti richiami alla musica e alla pittura, cercando di superare i limiti statici delle arti classiche, grazie al ritmo visivo. Il valore del loro cinema non stava tanto nelle opere realizzate, quanto nei modelli estetici e ideologici proposti. Prima di tutto si preoccuparono di dare un linguaggio "proprio" al cinema, allontanandolo dai modelli teatrali e letterari, come sostenevano diverse correnti culturali. Una di queste era il Futurismo, che fondava le proprie basi sull'esaltazione: della velocità, del dinamismo, delle macchine, del ritmo, della modernità. Le prime opere avanguardiste, affondano le radici proprio nelle fertili terre dell'ideale futurista, che già aveva prodotto due film: Thais (1916) e Vita futurista (1916). Ma oltre queste due opere,altre ne vennero alla luce, come l'opera dei fratelli Corradini (B. Corra e A. Ginna), e di L. Survage, tutti intenti a sfruttare, soprattutto le possibilità ritmiche e cine-pittoriche del cinema. I fratelli Corradini giunsero, addirittura a dipingere la pellicola, fotogramma per fotogramma, creando un preciso sviluppo cromatico e formale, ispirandosi a un brano musicale e poetico. Furono i primi ad utilizzare il cinema come arte della "luce e del movimento".
Survage, si diede alla sperimentazione del "ritmo-colorato", basato su un elemento fondamentale, che per lui era la "forma visiva colorata", che doveva avere all'interno dell'opera, una funzione simile a quella del ritmo nella musica. Nei suoi film, le forme, le luci e i colori, si muovono e si fondono in un prorompente spettacolo astratto.
Tra gli altri artisti ricordiamo: V. Eggeling e H. Richter, che si ispirarono a concetti futuristi e dadaisti. Le loro ricerche erano dirette soprattutto al superamento della staticità della pittura da cavalletto, per cercare di creare una pittura dinamica. Crearono dei rotoli dipinti, in cui il segno pittorico, non era più chiuso nella staticità, ma veniva liberato dal ritmo cinematografico, non a caso gli esperimenti visivi vennero chiamati, "Rhithmus 21, 23, 25" (1921-26). Furono i due più grandi assertori di una dinamica del cinema legata all'analisi del ritmo.
W. Ruttmann, indirizzò i suoi studi soprattutto alla trasposizione, in termini dinamici, del movimento virtuale della composizione pittorica astratta, utilizzando il cinema di animazione. Ruttmann, si differenziava da Richter ed Eggeling, perché cercò per lo più di creare una musica ottica o visiva. Tra i suoi esperimenti ricordiamo la serie degli "Opus" tra il 1921 e il 25.
Ancora troviamo personaggi tra i quali: G. Dulac, che fu la più grande promotrice del cinema "integrale", cioè privo di qualsiasi legame con la letteratura e con il teatro; O. Fischinger, che rivolse soprattutto i suoi studi alla musica come elemento portante dello spettacolo visivo; F. Lèger, che sperimentò un cinema in grado di rappresentare la nuova civiltà delle macchine, ricordiamo il suo famoso "Ballet meccanique" (1924); M. Duchamp, anch'esso immerso nello studio della cinetica delle forme, e della poliespressività dell'oggetto, (cioè la possibilità di rappresentare un oggetto da più punti di vista), di lui ricordiamo "Anemic cinema" (1925); Man Ray, in questo periodo, oltre a scoprire il Rayograph, (la foto ottenuta senza macchina fotografica, usando solo una superficie fotosensibile), si dedicò al cinema, realizzando più film tra il 1923 e il 1929, tra i quali: "Retour a la raison", "L'etoile de mer", "Emak Bakia", tutti improntati al rifiuto degli schemi formali, al rifiuto della razionalità e alla provocazione, in perfetto stile Dada.
Infine abbiamo il prototipo del cinema Dadaista con "Entr'acte" 1924, realizzato da R. Clair e F. Picabia, tutto costruito sul "non-sense" e sull'irrazionalismo dei personaggi e delle situazioni.