Il periodo che comprende il secondo e il terzo decennio del 1900, si caratterizza soprattutto per un forte distacco dal passato, non solo in campo storico ma anche sociale, culturale e artistico, dovuto alla tragica esperienza della I° guerra mondiale, ma anche alla disgregazione delle istituzioni ottocentesche e alle inevitabili trasformazioni sociali e politiche, dovute in parte anche all'avvento della tecnica.
Il Dadaismo, come molte altre correnti d'avanguardia, fu uno degli agenti corrosivi del vecchio assetto culturale e artistico del mondo. Nacque durante la I° guerra mondiale, nel 1916, nella neutrale svizzera, ad opera di artisti rifugiati, come T. Tzara, H. Ball ed altri. La parola Dada, si pensa derivi dal rumeno (si-si), altri pensano sia un chiaro riferimento all'irrazionalità e al nonsense, come le prime parole senza senso dei bimbi.
Dall'iniziale protesta contro le barbarie di una guerra, che tra il 1916 e il '17 sembrava non dovesse più aver fine, si passò ad attaccare l'arte, ad auspicare un nichilismo artistico, che si opponeva al manierismo e alle tradizioni artistiche della letteratura, della pittura, della scultura. Gli artisti Dada rifiutavano la ragione e la logica, come cause esclusive del conflitto bellico.
La ragione e la logica tradizionale, avevano lasciato alla gente gli orrori della guerra e l'unica via d'uscita, era appunto il rifiuto della logica a favore dell'anarchia e dell'irrazionalità, del rifiuto dei valori e dell'ordine.
Così, si cominciò ad enfatizzare la stravaganza, la derisione, l'umorismo. Gli artisti erano volutamente irrispettosi e stravaganti. Assumevano spesso posizioni provocatorie, erano soggetti ad una sola legge, quella della libertà creativa, per la quale utilizzavano tutti i materiali, le forme e le tecniche.
Gli artisti Dada fondavano il loro operato su un sistematico lavoro di distruzione e di demoralizzazione della tradizione. L'arte era intesa come un atto sacrilego.
Dada non era arte, era anti-arte, era un modo di combattere l'arte con l'arte. Ogni cosa che veniva rappresentata dall'arte tradizionale, era rifiutata dai dadaisti che auspicavano il contrario, era il rifiuto del senso, un nonsense.
Nacque un ideale Dada, il rifiuto, la negazione di tutti i valori e i canoni estetici dell'arte, di quella tradizionale e di quella d'avanguardia, entrambi funzionali ai valori del sistema borghese. Essa si traduceva nel rifiuto del concetto di bellezza, della ragione positivistica, del progresso, del modernismo. A tutto questo si contrapponeva una libertà senza freni, l'irrazionalità, l'ironia, il gusto per il gesto ribelle e irridente, l'anarchia. Era tutto finalizzato alla messa in crisi dei modi di pensare definiti borghesi, stimolando una strategia di spiazzamento, imperniata sull'accostamento di forme, materiali e oggetti inconsueti e sulla svalutazione delle tecniche e dei generi tradizionali, contro la valorizzazione dei nuovi procedimenti quali il "collage" e il "fotomontaggio".
La nuova estetica Dada fu definita infine dai Ready-Made, che letteralmente sta per già-fatti, già-pronti, e si riferisce ad opere realizzate con oggetti reali, non prodotti con finalità estetiche, ma presentati come opere d'arte.
Essi nascono anni prima del manifesto Dada, ad opera di Marcel Duchamp nel 1913 (con la famosa "ruota di bicicletta"), e diventano il meccanismo supremo di dissacrazione dei concetti tradizionali dell'arte. Nasce un nuovo concetto d'arte, l'arte poteva essere qualsiasi cosa, ma soprattutto non doveva separarsi dalla vita reale, ma confondersi con essa. L'opera dell'artista non dipendeva più dalla sua abilità manuale, ma soprattutto dalle idee che riusciva a proporre. Infatti il valore del ready-made sta solo nell'idea, ed inoltre segna il passaggio ad una nuova funzione artistica, nè religiosa, ne più realista ma ideale, l'artista diventa colui che sa proporre nuovi significati alle cose già esistenti.
Tra gli artisti che curarono il manifesto dada del 1916 e parteciparono alle prime opere messe in scena al cabaret Voltaire ricordiamo: Ball e Tzara,H. Arp, M. Janco e S. Tauber.
Nel campo cinematografico alcuni accenti Dada si hanno in Murnau, F. Lang, Picabià, e più in generale nell'Espressionismo tedesco. Non abbiamo vere opere cinematografiche dadaiste, ma questa corrente, avrà una importanza tale in tutti i generi artistici, che non si può fare a meno di citarla. A teatro ritroviamo ideali Dada in M. Reinhardt, Brecht e Piscator. In fotografia in Stieglitz e Man Ray. Tra le correnti che maggiormente prenderanno spunto dal Dadaismo vi saranno il Surrealismo e la Pop Art.