Negli anni in cui Vertov realizzava i cinegiornali, anche Kulesov era già all'opera realizzando documentari di guerra. Con il materiale raccolto sul fronte, realizzò un originale esperimento di film di propaganda, per metà documentario e per metà di finzione, "Dal fronte rosso" 1920. Questa non era per Kulesov la prima volta che si accostava al cinema, aveva già lavorato prima del 1917 come scenografo e regista e aveva già scritto alcuni saggi sul cinema. Inoltre, giovanissimo aveva creato un collettivo di lavoro di cui fece parte anche Pudovkin, e diede vita ad una vera e propria scuola di cinematografia, basata sui concetti di immagine e di montaggio.
Fu l'ideatore di particolari effetti di montaggio, tra i quali ricordiamo il concetto più famoso, "l'effetto Kulesov" per l'appunto.
Gli scritti di Kulesov sono molto vicini a quelli di Vertov, ambedue cercano di indagare la natura dell'immagine e i suoi rapporti con la realtà. Ma la differenza sostanziale sta nel fatto che, Vertov rifiuta nettamente il film di finzione, mentre Kulesov era convinto che lo spettacolo potesse costituire esso stesso una nuova realtà. Prese a modello il cinema americano di Griffith, che aveva come funzione principale il montaggio e vi aggiunse la passione per il film spettacolare, che poteva servire anch'esso alla rappresentazione della nuova realtà sovietica.
Tra le sue opere troviamo infatti buoni film come: "Le straordinarie avventure di Mr West nel paese dei bolscevichi" 1924, brillante capovolgimento dei generi hollywoodiani; "Il raggio della morte" 1925, un racconto di spionaggio in chiave grottesca. Come fu anche per gli altri registri sovietici, la fine degli anni venti segnò l'inizio di una crisi profonda, dovuta soprattutto alla nuova politica staliniana. Così i film successivi di Kulesov non escono dal campo della sperimentazione formale. Migliori furono i primi film sonori, come "Il grande consolatore" 1933, considerato il miglior film di Kulesov. In seguito si occuperà quasi esclusivamente dell'attività didattica.
Come già detto, tra gli allievi di Kulesov vi era anche Vsevolod Pudovkin, che fu considerato il regista più' notevole del cinema russo degli anni venti, soprattutto per l'originalità dello stile. Si accostò al cinema relativamente tardi seguendo i corsi alla scuola di Mosca. Svolse il suo apprendistato tra il 1920 e il 1925, e dopo la realizzazione di due cortometraggi, passò alla sua prima regia affermandosi subito come un regista di rilievo. "La madre" (1926) fu il primo risultato d'una teoria del cinema che discendeva dalle teorie di Kulesov, ma a differenza del suo maestro esso si dimostrava più' attento alla storia e più votato alla drammaticità. In "La madre" si preoccupò soprattutto di realizzare un'opera che coinvolgesse totalmente lo spettatore, a livello razionale e a livello emozionale. Di qui il suo spirito epico-lirico che conferisce alle immagini un pathos indiscutibile. Nel film i temi rivoluzionari, come la presa di coscienza di una donna del popolo, dopo l'arresto del figlio da parte della polizia zarista, scaturiscono da una rappresentazione della realtà, in cui il naturalismo e l'analisi critica dei fatti si fondono in una superiore unità drammatica. Non a caso vi sono diverse sequenze indimenticabili di questo film: la perquisizione della casa della donna, la marcia trionfale dei lavoratori con in testa la madre, dopo che ha raccolto la bandiera e altre. Il film non rimase isolato, ma è il primo di quella che può essere considerata una trilogia, insieme a "La fine di San Pietroburgo" 1927, "Tempeste sull'Asia" 1929.
L'opera di Pudovkin si allontana da quella di Kulesov anche nell'utilizzo dell' attore, che non è più considerato un semplice materiale plastico, ma viene utilizzato anche per il suo spessore psicologico, dando maggior rilievo al personaggio.
Agli inizi degli anni trenta l'arrivo del sonoro costrinse tutti a una totale ripensamento del mezzo cinematografico. Pudovkin si adeguò e realizzò subito due film, che proprio sul sonoro erano costruiti. "Un caso semplice" 1932 e "Il disertore" 1933. Negli anni trenta Pudovkin come altri attraversò un periodo di crisi riguardo la forma e i nuovi contenuti politici e sociali. Inoltre un incidente lo tenne lontano dal lavoro fino al '38, e al suo ritorno alla regia Pudovkin dovette anch'egli scontrarsi con la nuova politica di esaltazione staliniana. Così come tutti gli altri anch'esso si diede alla realizzazione di film storico-biografici, abbandonando i problemi tecnici e formali che lo avevano più vivamente interessato.