AmaZON

sabato 23 luglio 2011

La grande stagione del cinema muto europeo (Anni venti)

La fine della prima guerra mondiale, con il crollo degli imperi centrali e la ristrutturazione dell'assetto europeo, la nascita di stati indipendenti, la rivoluzione sovietica, le trasformazioni economiche e sociali, modificò radicalmente la situazione precedente e sovvertì l'equilibrio politico che aveva governato fin dall'inizio del secolo il vecchio continente.
Le lacerazioni del tessuto sociale, la guerra, la fine di molti miti nazionalistici, il sorgere di nuove ideologie, nuovi totalitarismi, la fame, milioni di morti, restituirono un'Europa postbellica profondamente diversa e con essa il gusto e l'attenzione delle masse era cambiato irreversibilmente.
Dal conflitto solo due grandi cinematografie ne erano uscite rafforzate, quella americana e quella russa.
Gli Stati Uniti durante il conflitto avevano letteralmente inondato le sale europee, di opere di ogni genere, forti di aver vissuto la guerra da lontano e approfittando della quasi nulla produzione europea.
Il cinema russo ne usciva rinvigorito grazie alla riorganizzazione nazionale del cinema, e al lavoro di alcune personalità artistiche di primo piano come Ejzenstejn, Vertov e altri.
Il panorama del cinema europeo alla fine del primo conflitto mondiale è invece contrastato, nient'affatto uniforme, con gravi squilibri artistici e industriali.
Questa diversità da Paese a Paese, diverrà un accentuazione dei caratteri nazionali e favorirà uno sviluppo d'un cinema d'autore e di qualità in molti stati europei. Queste nuove correnti, spesso legate ad altre correnti artistiche nazionali, porteranno ad una produzione cinematografica di un'importanza ben maggiore di quella assunta dal cinema prebellico. Cosicché si dovrà parlare di un cinema tedesco, francese, italiano, nordico e così via, ognuno caratterizzato da autori e temi diversi.