lunedì 29 agosto 2011
W.P. Murnau (1888-1931)
Da molti considerato il più importante regista tedesco degli anni venti, fu artista colto e raffinato. Giunse al cinema dopo aver compiuto studi letterari, filosofici ed essersi dedicato alla musica e alla storia dell'arte. Si formò alla scuola di Max Reinhardt lavorando come attore teatrale e quando giunse al cinema, vi trasferì tutta la sua precedente esperienza culturale, imponendosi per il rigore dello stile e per la ricerca d'un linguaggio specificatamente filmico. Il problema principale di Murnau era quello della forma, intesa come struttura portante dell'intera costruzione drammatica. Già nei suoi primi film si fece notare come ottimo artigiano, in opere quali: "Il castello Vogelod" 1921 e "La corsa nella notte" 1921, entrambi su sceneggiatura di Mayer, che ricordiamo ha collaborato con i più grandi registi del periodo, scrivendo alcune tra le migliori sceneggiature. Murnau si affermò e si impose alle grandi platee con "Nosferatu il vampiro" 1922, un film horror in cui l'atmosfera tetra e malata non è più segnata dal caligarismo, cioè dai fondali dipinti, ma è tutto ottenuto tramite mezzi cinematografici. Murnau non seguì la moda del caligarismo, come fecero i suoi colleghi e questo soprattutto grazie alla sua cultura e alla sua formazione. Infatti nei suoi primi film è chiaro un lavoro di apprendistato in cui non mette alla prova le mode e i gusti del momento, ma il proprio stile personale, che sarà visibile proprio a partire da Nosferatu. In comune con gli altri artisti, Murnau ha di certo un gran gusto per l'orrido e per il sottile fascino del terrore, ma le sue storie si differenziano perché dense di reminiscenze romantiche e decadentistiche, filtrate da una attenta osservazione delle contraddizioni dell'uomo. Questa osservazione e analisi delle problematiche umane è più evidente nelle opere realizzate con la partecipazione di Mayer, anch'esso attento studioso delle dinamiche umane, ed entrambi interessati a sottolineare soprattutto un aspetto: il problema della solitudine dell'uomo. La grandezza di Murnau è evidente infatti in alcune soluzioni formali e nelle visualizzazioni oniriche, che rendono alla perfezione la dimensione umana, molto più efficaci della caratterizzazione psicologica o delle descrizioni degli ambienti. E' così per Nosferatu, un opera racchiusa in una superiore unità espressiva. Murnau va oltre la descrizione dei fatti, ed introduce la dimensione dell'orrore a poco a poco come conseguenza di uno stravolgimento della realtà fenomenica. Questo stravolgimento non è mai esplicito ma è sempre il risultato di una scoperta allucinante di luoghi, ambienti, personaggi, fatta dalla cinecamera. La storia del vampiro si manifesta così nei suoi risvolti irrazionali perdendo il suo carattere tragico e romanzesco, per assumere i toni di una rappresentazione disincantata dell'uomo, delle sue paure, delle sue angosce. Questo scacco esistenziale, insieme con l'analisi della tragedia del quotidiano e con l'analisi della natura illusoria del cinema, sono il fulcro di altri film realizzati successivamente da Murnau, come: "L'ultimo uomo" 1924; "Tabù" 1929, "Tartuf" 1925, "Faust" 1926. Successivamente Murnau si trasferì in America dove realizzò delle buone pellicole, tra le quali ricordiamo "Aurora" 1927, sempre su uno scenario di Mayer, con l'amore al centro dell'azione drammatica e come elemento di superamento della solitudine umana. Aurora non ebbe un gran successo e questo costrinse Murnau ad accettare tutta una serie di compromessi, così le inquietudini della società tedesca che tanto bene era riuscito a rappresentare, si persero nell'ovattato mondo hollywoodiano. Tra questi compromessi ricordiamo Tabù, che doveva essere girato in collaborazione con R. Flaherty, famoso documentarista. E' palese la distanza artistica tra i due, infatti Flaherty ebbe un gran merito, quello di abbandonare l'impresa, così che l'opera può essere considerata a tutti gli effetti del solo Murnau. Questa fu il suo ultimo film prima di morire in un incidente stradale nel 1931, ma resta ancora oggi uno dei migliori rappresentanti del cinema muto europeo degli anni venti.