AmaZON

giovedì 22 settembre 2011

Ernst Lubitsch (1892-1947)

Come Murnau, Lang e molti altri, anche Lubitsch fu costretto ad abbandonare la Germania per gli Stati Uniti, ma a differenza degli altri colleghi tedeschi, fu Hollywood che permise a Lubitsch di esplicare la sua carriera, bisognoso di grandi mezzi e di scenografie sontuose, di attori noti e d'uno stile internazionale.
A differenza di tanti suoi colleghi tedeschi, che seppero rappresentare le contraddizioni e le inquietudini della società tedesca, Lubitsch parve chiuso in una concezione della vita in fondo individualista e "astorica". I personaggi che ritornano spesso nelle sue opere, sono per lo più appartenenti ad una aristocrazia del sangue o del denaro, sullo sfondo di paesi di fantasia. Questi personaggi vengono utilizzati per lo più, come strumenti per la rappresentazione di un mondo e di una società sottesa da una visione ironica dell'esistenza.
Ma sarebbe un errore giudicare la sua opera solo dal punto di vista formale. Dietro l'ironia e lo scherzo elegante, c'è un discorso profondo sulla solitudine dell'uomo, che combatte costantemente contro di essa sforzandosi di apparire allegro, brillante, mondano, affascinante, per conquistare il successo e il rispetto. Tra tutti basterebbe vedere un film, "Il cielo può attendere" 1943. Il film narra la storia di un dongiovanni, che appena morto in attesa di essere condannato all'inferno, ripercorre tutta la sua vita.
In quest'opera sono palesi lo scetticismo e l'amoralità che caratterizzano tutta l'opera di Lubitsch e qui sono venati da una malinconia impercettibile, che costituisce il sottofondo "serio" di una poetica all'insegna dell'umorismo e della gioia di vivere.
Lubitsch fu un artista eclettico, soprattutto nella scelta dei temi dei suoi film e fu particolarmente attento ai problemi della recitazione e della messa in scena, trasportando nel cinema il suo mestiere teatrale. Anch'egli iniziò la propria carriera come attore teatrale nella compagnia di Max Reinhardt. Ricordiamo che in Germania fu anche autore ed interprete di alcuni cortometraggi comici (Lustspiele) tra il 1913 e il 1918, ed in essi era già molto chiaro il suo gusto ironico e quell'umorismo ancora un po' rozzo. Saranno i film storici e drammatici a imporlo all'attenzione del pubblico, film come: "Anna Bolena" 1920; "La fiamma dell'amore" 1922; e altri, per lo più reinterpretazioni del cinema storico italiano e di quello drammatico francese. Contemporaneamente a queste opere Lubitsch realizzava film in chiave umoristica, in cui fondeva fantasia e humour, dando alla luce le sue opere più riuscite come: "La principessa delle ostriche" 1919 o "La bambola di carne" 1919.
Lubitsch realizzerà pienamente il suo stile in una formula di allusioni, ammiccamenti, di discrezioni che sarà sintetizzata nella formula "the Lubitsch touch". Questo tocco impercettibile è il tratto comune di moltissimi suoi film girati in America (circa trenta film in venti anni), componendo un mosaico multicolore della realtà umana e sociale. In seguito sarà preso da modello dall'industria hollywoodiana, per il confezionamento di diversi prodotti leggeri di largo consumo, soprattutto nella realizzazione del genere detto della "commedia sofisticata" prendendo spunto da film quali: "La zarina" 1924, "Rosita" 1923, "Baciami ancora" 1925 e altri. Con l'avvento del sonoro la leggerezza della regia, anziché appesantirsi con il dialogo, si fece ancora più evidente per il geniale uso di parole, suoni e rumori, in una unità spettacolare di estrema eleganza formale. Il suo primo film sonoro "Il principe consorte" 1929 è una sorta di prototipo del musical hollywoodiano, dove la satira della vita di corte si scioglie in uno spettacolo dominato da canzoni, musica e scenografie sfarzose. Come già detto il contributo più grande di Lubitsch al cinema, resta quello della commedia sofisticata, in film come: "Mancia competente" 1932, "Angelo" 1937, "Ninotchka" 1939 e il citato "Il cielo può attendere", ed altri. Completamente americanizzato, Lubitsch seppe apprendere il sistema di confezionamento hollywoodiano, arricchendolo con un forte carattere personale e uno stile che lo riconduceva a quel gusto della vecchia Europa che anni prima era stato costretto ad abbandonare.