Alla leggerezza di Lubitsch, alle inquietudini di Murnau, al rigore logico di Lang, fa riscontro l'intento sociale di documentazione critica dell'opera di Pabst.
I suoi film si inseriscono in una rinnovata dimensione degli interessi artistici, rivolta innanzi tutto all'uomo e alla società.
Il cinema tedesco dagli anni trenta in poi, si accosta sempre più ai problemi quotidiani, allontanandosi da mostri, vampiri e storie allucinate.
Questi nuovi film saranno raggruppati sotto l'etichetta di nuovo oggettivismo o nuovo realismo, richiamando questo termine critico che già indicava certa pittura tedesca come quella di Grosz, Dix e altri. Un nuovo realismo teso sopratutto ad approfondire il tema sull'uomo in rapporto alla società. Di questo nuovo oggettivismo faranno parte autori come G. Lamprecht, B. Rahn, J. May, P. Jutzi, C. Junghans. Ma colui che sarà il migliore indagatore del rapporto tra vicende individuali e ambiente sociale, sarà Pabst. Esso si impose per un innegabile stile personale, con il quale influenzò parecchi registi di quegli anni, tedeschi e non.
Trattò e approfondì temi e argomenti che, o venivano trattati in maniera superficiale, o erano in larga misura vietati (antimilitarismo, pacifismo, critica sociale, prostituzione ecc.). Pabst intraprese la strada del cinema sociale realistico, senza però rinnegare alcune possibilità espressive e senza trascurare problemi formali, tuttavia la sua opera non è esente da lacune formali o tecniche.
Tra queste ultime, nell'opera di Pabst, potremmo mettere in evidenza l'eccessivo romanticismo, che dà vita ad un quadro meno critico e problematico di quello che realmente poteva apparire allora, diciamo ne esce un ritratto alquanto edulcorato della Germania degli anni '30, venato di compiacimenti formali.
Tra i suoi primi film ricordiamo "I misteri di un anima" 1926, "Giglio nelle tenebre" 1927 e "La via senza gioia" 1925, storie semplici in cui è già chiara la tematica sociale di Pabst. In quest'ultimo film, si racconta la storia di una prostituta che si sacrifica per l'uomo che ama, opera caratterizzata da uno stile documentaristico. Il realismo di Pabst aveva una sua peculiarità nella caratterizzazione psicologica dei personaggi, tanto che venne denominato "Realismo Psicologico". Ogni film di Pabst è come una tappa nell'analisi della complessità della mente e dei comportamenti umani, tramite la potenza del mezzo rivelatore, il cinema. Nelle prime opere è anche vero che scaturisce palesemente l'incapacità di Pabst di cogliere gli autentici problemi della realtà sociale e politica. Questa incapacità è evidente se osserviamo i tre film che furono definiti della trilogia sociale "Westfront"1930, "L'opera da tre soldi" 1931, "La tragedia della miniera"1931. Il primo tratta di pacifismo e antimilitarismo in modo generico, non vi è infatti un esame critico della situazione bellica ma solo una realtà che scaturisce dalla semplice descrizione degli orrori della guerra. Nel secondo, tratto dall'opera di Brecht, si descrive la società corrotta dai vizi, dal denaro e dalla vita mondana. Nel terzo, il dramma di una squadra di minatori belgi soccorsi dai tedeschi. Agli inizi degli anni trenta Pabst era in piena involuzione e questo fu chiaro nel film successivo, "Atlantide" 1932, la storia fantastica della regina Antinea e nel successivo "Don Chisciotte" 1933, arido e privo di vere ragioni espressive. I film realizzati successivamente, dopo la fine della seconda guerra mondiale, restano delle opere di artigianato ben confezionate, in cui sembrò tornare ai suoi temi più cari, quelli umanitari e politici, e trattò soprattutto temi antirazzisti per difendersi dalle accuse di aver collaborato col regime nazista. Gli ultimi film restano sostanzialmente delle buone opere sul piano formale, ma abbastanza anonimi sul piano dei contenuti. Pabst resterà comunque uno dei migliori rappresentanti del cinema anni trenta, con il suo intento sociale e psicologico. Va ricordato un altro regista che riprese lo stile formale di Pabst, Andreas Dupont, che si impose per un solo film "Varietè" 1925, in cui il dramma di un uomo che uccide un rivale in amore, sullo sfondo di un circo, è trattato in maniera prettamente filmica con una forte attenzione alla cinecamera.