Il cinema impressionista fu anche definito della
Gance entrò giovanissimo nel mondo del cinema. Viene ricordato per una incessante ricerca e sperimentazione formale, per le arditezze tecniche e un uso smodato di effetti drammatici. Un tratto caratteristico della sua poetica è sicuramente la sua magniloquenza come possiamo vedere nei suoi film migliori, "La roue" 1922 e "Napoleone" 1927. I film piacevoli da un punto di vista visivo peccano in contenuti e mostrano vari scompensi stilistici a causa soprattutto dello smodato uso del miracolismo della macchina da presa, come se la sola tecnica avesse potuto risolvere i problemi sia estetici che formali. Ciò è palese in Napoleone in cui Gance arrivò ad utilizzare il triplo schermo, con le due immagini laterali speculari a quella centrale. Lo stile di gance si fa pomposo quasi volesse raggiungere quella totalità dell'opera filmica vicina alle concezioni di wagneriana memoria dell'opera musicale. Il cinema di Gance è un cinema che fa della spettacolarità l'elemento centrale della costruzione filmica.
Non lontano dall'opera di Gance troviamo anche l'opera di M. L'Herbier, anch'esso votato ad un forte tecnicismo. Attento soprattutto ai valori figurativi e dinamici della storia come possiamo vedere in "Eldorado"1921, la storia di una ballerina violentata, dramma risolto essenzialmente in termini visivi con alcune interessanti soluzioni di montaggio e di taglio delle immagini. In L'Herbier l'elemento principale resta il rapporto tra l'immagine e il montaggio, inteso come elemento produttore del ritmo dell'opera. Si veda "Futurismo" 1924, in cui la storia di una bella donna corteggiata da più uomini è un pretesto per mostrare ambienti , costumi, oggetti. Dunque la scenografia diventa la vera protagonista del film. La sua opera si caratterizza, di uno smodato interesse scenografico, bisognoso di curare nei minimi particolari i dettagli dell'inquadratura, proprio come se fosse un quadro, unito a necessità più propriamente filmiche, come il dinamismo, ottenuto tramite il montaggio o tramite movimenti di macchina attenti e ricercati. Questi caratteri sono visibili soprattutto in "L'argent"1929, film che chiuse il periodo più fruttuoso della sua attività. Il film tratto dal romanzo di Zola più che un ritratto della società borghese, è un vero saggio di tecnicismo, un vero e proprio shock visivo.
Della corrente impressionista, un gran rappresentante fu senza dubbio Epstein, fautore di un cinema di sicuro più lirico e poetico, rispetto ai registi a lui coevi. I suoi drammi si risolvono spesso in una sorta di sinfonia visiva. Ricordiamo "Coer fidele" 1923. La storia di una donna contesa tra due uomini, si risolve in una serie di immagini e di ritmi, che ne fanno un vero e proprio poema lirico-dinamico-figurativo.Anche Epstein utilizza il soggetto come un pretesto per comporre un film cinematografico, ma in lui, l'osservazione della realtà umana e sociale, è più attenta e l'interesse formale e visivo, non è mai disgiunto dall'interesse per l'uomo. Questo è chiaro in "Coer fidele", dove non solo ritroviamo tutta una serie di soluzioni tecnico espressive originali, ma vi è un'analisi sensibile dei sentimenti e delle dinamiche psicologiche, attraverso la ripresa degli sguardi, dei gesti, degli atteggiamenti dei personaggi, che sarà propria di una corrente cinematografica successiva detta del "realismo poetico". Ricordiamo inoltre un amore nella descrizione e nella rappresentazione della natura che distingue ancora l'opera di Epstein da quella degli altri. Infatti le sue opere più genuine resteranno quelle girate in Bretagna, come "Finis terre"1929, o "Mor'Vran"1930, opere in cui ritorna prepotente il binomio uomo-natura. Altra opera da ricordare è sicuramente "La caduta della casa Usher" 1927, tratto da un libro di Poe, in cui seppe ben ricreare una certa atmosfera di terrore. Abbiamo ancora "Le tempestaire" 1948, in cui il realismo fantastico di Epstein mostra il suo lato migliore, attraverso la storia di un mago che placa la tempesta. Qui troviamo uno dei temi più cari ad Epstein, quello che esso definiva il carattere peculiare del cinema, cioè l'intrusione del soprannaturale nel reale, una sorta di misticismo della cinecamera, tratto caratteristico dell'opera di Epstein. Ancora oggi è considerato il più geniale regista francese degli anni venti, al di là dei suoi limiti culturali e formali.