L'entusiasmo avanguardista che invase tutta l'arte e la cultura europea degli anni Venti, toccò anche l'opera di un artista apparentemente lontano dalla sperimentazione formale o tecnica, intento soprattutto ad approfondire un discorso rigoroso sulla complessità spirituale e morale dell'uomo, Carl Theodor Dreyer.
Autore di opere memorabili, a detta di più critici, uno dei massimi registi del cinema mondiale. L'opera di Dreyer viene inserita nel filone dell'avanguardia francese, sebbene esso fosse danese di origini, soprattutto perché i suoi due capolavori nascono in Francia e dunque è qui che le idee dell'autore trovarono terreno fertile per le proprie ricerche formali. Nei suoi due capolavori "La passione di Giovanna d'Arco" 1928 e "Il vampiro" 1932, seppe assimilare con straordinario talento le ricerche sperimentali e le teorizzazioni sul linguaggio cinematografico, sviluppando quelle forme e quei temi che già aveva ampiamente trattato nelle opere precedenti, anticipando quegli elementi fondamentali della sua poesia come: l'imminenza della morte, la solitudine, il bisogno di trascendenza, l'incomunicabilità. Tra il 1912 e il 1918 Dreyer aveva esordito nel giornalismo, ma contemporaneamente si era accostato al cinema con la realizzazione di alcuni film di corretto mestiere, oltre ad alcuni soggetti e sceneggiature, che già mostravano il vivo interesse per i problemi esistenziali. In "Il Presidente" 1920 l'indagine psicologica dei personaggi d'ambiente borghese, era condotta con estrema cura del particolare e in uno stile piano e naturalistico derivato dall'arte e dalla letteratura nordica, rifacendosi soprattutto al "realismo" danese. Questo stile piano si fa certo più articolato e complesso già nei successivi "Pagine del libro di Satana" 1920 (un film derivato direttamente dallo schema d' Intollerance di Griffith, cioè diviso in quattro episodi), "La vedova del pastore" 1921, "Amarsi l'un l'altro" 1922, "Desiderio del cuore" 1924. Queste sono tutte opere interessanti, per capire l'evoluzione della poetica del regista , ma opere che non escono dai confini del prodotto di qualità di buon artigianato filmico. Il vero e proprio salto di qualità si avrà nel 1928 con "La passione di Giovanna d'arco", in cui l'uso dei primi piani, del montaggio alternato, delle didascalie si fondono in un supremo linguaggio strettamente cinematografico. Quest'opera apre il personalissimo romanzo sull'esistenza scritto da Dreyer e articolato in diversi capitoli separati, ma legati dalla continuità della ricerca e dei contenuti e delle forma. Oltre il già citato "Il vampiro", ricordiamo "Dies irae" 1943, "Order" 1955, "Gertrud" 1964 a cui si aggiunge la sceneggiatura Jesus, mai diventata film a causa di problemi finanziari. Tutte queste opere portano avanti la ricerca formale e contenutistica di Dreyer il cui fulcro è indubbiamente il tema dell'uomo oppresso dalla società e la spiritualità. La forma prediletta dell'indagine resta in tutte le opere sicuramente l'indagine psicologica, portata avanti a colpi di primi piani strettissimi di volti e di oggetti, come quelli di Giovanna d'Arco, entrati di merito a far parte della storia del cinema. A questo si aggiunge inoltre l'attenzione alla sfera spirituale e religiosa o mistica e l'indagine di personaggi femminili. Si delinea nell'opera di Dreyer quasi una trilogia della femminilità ferita costituita da Giovanna d'Arco, la storia del famoso processo, Dies irae la storia di una donna accusata di stregoneria, Gertrud ancora una donna che abbandona tutti gli uomini che ha amato, dai quali non è stata riamata, e si abbandona alla solitudine assoluta. Vampyr altro capolavoro è l'opera invece che più risente d'influenze avanguardiste, dall'espressionismo al surrealismo, e diventa quasi autoreferenziale nel metodo di indagine del protagonista (così come Dreyer indaga il reale con la sua cinecamera), impegnato a risolvere il mistero di un castello, dove alla fine scoprirà un vampiro. Oltre alle brillanti immagini, sorrette dalla musica e da pochi dialoghi che aumentano la tensione, Vampyr è anche un opera che fornisce diversi elementi per una meditazione sull'esistenza e sull'irrazionalismo, la dimensione onirica e fantastica l'irriducibilità ad una interpretazione razionale. Oltre gli spunti più palesemente avanguardisti anche in Vampyr c'è un tema comune a quello di Giovanna, cioè la solitudine come condizione di estrema libertà, tema che a ben guardare è l'asse portante di tutta la sua opera. Anche in Gertrud il "realismo psicologico" di Dreyer acquista la dimensione di una rappresentazione astratta della condizione umana, ancora legata ad un forte senso di solitudine.
La grandezza di Dreyer sta nell'aver saputo indagare la sfera umana, attraverso un continuo rapporto tra storia del singolo e storia della collettività, creando un realismo della coscienza, dandoci un'interpretazione della realtà umana polivalente e continuamente vissuta in prima persona.